Una famiglia in Florida ha trovato più di $ 300,000 dollari in tesori



Una famiglia in Florida ha trovato più di $ 300,000 dollari di tesori d'oro al largo della costa della Florida . La famiglia che caccia tesori professionalmente attraverso la loro società Booty Salvage ,la loro più grande scoperta in passato è stato un piatto d'argento spagnolo al prezzo di $ 30.000 a $ 40.000. Si ritiene che le merci provenivano dal naufragio di un uragano nel 1715 che affondò 11 navi spagnole . Queens Jewels , la società che detiene i diritti di tuffarsi nella zona, vanta risultati di statue , monete e altri oggetti storici. " Quasi ogni giorno troviamo naufragio artefatti , palle di moschetto , ceramiche , " ha spiegato il co-fondatore Brent Brisben . " E 'veramente sorprendente . " Il mese scorso 51 monete d'oro del valore di $ 250.000 sono stati scoperti . In base al listato di carico delle navi , Brisben stima che solo 175 milioni dollari del valore di 600 milioni di dollari tesori sono stati trovati .

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MONTE SAN BIAGIO, MONETE E GIOIELLI NEI RIFUGI DI GUERRA. TROVATI DAL METAL DETECTOR DI DUE TURISTI

Un piccolo “tesoro” nelle grotte degli sfollati, tra i monti della Piana tornano gli echi della Grande guerra: dal cuore dei vecchi nascondigli spuntano vecchie gioie e denaro fuori corso. Autori della fortunosa scoperta, avvenuta nel fine settimana a Monte San Biagio, durante un’escursione, due turisti trentini appassionati di storia.


Accompagnata da un conoscente pratico dei luoghi, fedele metal detector alla mano, di buon mattino la coppia di forestieri è sopraggiunta in una zona isolata situata nella parte alta del paese, caratterizzata da caverne e insenature. Una delle tante aree che nel corso del secondo conflitto mondiale hanno ospitato, per periodi più o meno lunghi, i civili in fuga dai mitragliamenti a tappeto. Decine di persone datesi alla macchia e provenienti dai Comuni limitrofi, in particolar modo Fondi e Sperlonga. Gente che, oltre alla propria angoscia, portava con sé, in quei miseri rifugi di fortuna, frammenti di vita. Testimonianze che di tanto in tanto riaffiorano. Come l’altro giorno, quando, poco dopo essere entrati in una caverna, i “detectoristi” in trasferta si sono dapprima imbattuti in ciotole malandate e povere posate. Per poi rinvenire, abilmente celate per quasi settant’anni, monete ed una manciata di monili, tra cui qualche catenina. Roba di un valore intrinseco non certo elevato, oggi. Eppure, il personale tesoro di chi, nella furia della guerra, in quelle scatole di pietra sui monti aveva provato a mettere in salvo quel poco che rimaneva di averi ed oggetti di famiglia. FONTE E FOTO: http://www.h24notizie.com

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Prosegue l'operazione Nemo: ritrovati resti di nave medioevale al largo di San Lorenzo al Mare




Proseguiranno le ricerche sottomarine dei Carabinieri Subacquei che ora, scoperta la possibile zona di affondamento, utilizzeranno apparecchiature sofisticate come i metal detector subacquei per individuare la presenza dei resti di un relitto. Proseguono le indagini dei carabinieri nell’ambito dell’operazione NEMO contro il trafugamento di beni storico-culturali. Gli investigatori della Compagnia di Alassio e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Genova avevano trovato, durante le perquisizioni a casa degli indagati, numerosi reperti di epoca medioevale, forse troppi per pensare ad una coincidenza o casualità. Da subito si è pensato che nelle acque liguri, imperiesi in particolare, oltre ai relitti di nave romana vi fosse anche un relitto di epoca medioevale. L’ipotesi è stata poi confermata da alcune foto ritrovate dagli inquirenti che ritraevano degli indagati mentre risalivano dalle profondità con piatti medioevali tra le mani. Gli operatori del Centro Carabinieri Subacquei che hanno supportato tutta l’operazione, e svolto le ricerche sottomarine, sono riusciti a decifrare alcuni punti GPS memorizzati nelle apparecchiature elettroniche sequestrate e confrontandoli con altri punti presenti su carte nautiche rinvenute, hanno identificato un’area di fronte a San Lorenzo da cui potevano provenire i reperti di epoca medioevale. Le ricerche hanno subito dato esito positivo: i sommozzatori dei carabinieri hanno individuato 1 miglio al largo di San Lorenzo un’ancora mai censita, appartenente ad un vascello post-medioevale in navigazione tra gli anni 1400-1600, come ipotizzato da personale della Soprintendenza di Genova che ha visionato il manufatto. Ovviamente i secoli trascorsi nelle profondità marine hanno modificato l’aspetto dell’ancora che è totalmente ricoperta da vistose concrezioni che la mimetizzano con gli scogli e fondale circostante. Nelle vicinanze sono state rinvenute numerose buche che fanno presumere un’attività di scavo dei tombaroli del mare che forse non avevano notato l’ancora o l’avevano momentaneamente “risparmiata”. Proseguiranno le ricerche sottomarine dei Carabinieri Subacquei che ora, scoperta la possibile zona di affondamento, utilizzeranno apparecchiature sofisticate come i metal detector subacquei per individuare la presenza dei resti di un relitto. Proseguiranno anche le indagini della Compagnia Carabinieri di Alassio, del Nucleo TPC per individuare nuovi siti archeologici sottomarini depredati dai “tombaroli del mare”.

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Dai gioielli alle dentiere, quel tesoro sotto la sabbia

Ogni anno ritrovati beni per 5 milioni Boom di cercatori con metal detector...
Segnaliamo un bellissimo articolo scritto da Andrea Rinaldi sul Corriere di Bologna.



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Trovata una tazza d'oro del 1700 a.C.



La tazza d’oro dell’antica età del Bronzo (XVIII-XVII a.C.) rinvenuta a Montecchio Emilia, nel Reggiano. Pesa circa mezzo chilo, è alta poco più di 12 cm, è spessa un millimetro e mezzo ed è in oro quasi purissimo. La tazza rinvenuta in marzo a Montecchio Emilia (RE) è un reperto straordinario che risale all’antica età del Bronzo (cioè a un periodo compreso tra i 3800 e i 3700 anni fa) e non ha confronti in Italia (e pochissimi nel mondo). Esposta nell’ampia sezione del Museo Archeologico Nazionale di Parma dedicata alla Preistoria e Protostoria del territorio emiliano, è subito diventata la beniamina del pubblico. Al di là della straordinaria preziosità del reperto, la tazza d’oro di Montecchio Emilia è un oggetto destinato a cambiare radicalmente alcune idee consolidate sui commerci e sugli scambi nell’Europa di quasi quattro millenni fa. Parzialmente rotta da arature o lavori agricoli recenti (era a soli 60 cm di profondità), era già schiacciata in antico: un danno forse intenzionale, probabilmente legato a uno specifico rituale. Nessuna tomba, struttura o cassetta di lastre conteneva il reperto, sepolto isolato in una semplice buca di nuda terra. La straordinaria scoperta è avvenuta a marzo dell'anno scorso durante i lavori nelle cave di inerti “Spalletti” del Gruppo C.C.P.L., ai limiti settentrionali del comune di Montecchio Emilia. Un’area che da tempo sta restituendo testimonianze archeologiche di ampia datazione, dai resti sporadici del Neolitico Finale e dell’età del Rame (IV-III millennio a.C.) alle urne cinerarie dell’età del Bronzo media-recente (XIV-XIII a.C.), forse collegate a una terramara individuata poco più a sud, fino ai più cospicui materiali di epoca etrusca (sepolture) e romana (resti insediativi e funerari). È in questo quadro che gli archeologi hanno trovato, completamente isolata, questa strepitosa tazza d’oro databile (in virtù della specifica tipologia) all’antica età del Bronzo cioè a un periodo compreso tra il XVIII e il XVII secolo a.C. La tazza, che rappresenta certamente una deposizione votiva, è deformata e lacunosa ma interamente leggibile. Il suo ritrovamento lega idealmente il territorio di Montecchio Emilia agli henges del Regno Unito e ai recinti del Nord Reno-Westfalia, le zone da cui provengono i pochi confronti esistenti. Esemplari simili sono stati infatti trovati solo a Fritzdorf e Gölenkamp (Germania), a Rillaton e a Ringlemere (Gran Bretagna), quest’ultimo al centro di un henge, con due vasi d’argento provenienti da tumuli bretoni, a Eschenz (Svizzera) e nel tumulo di Saint Adrien, in Bretagna (quest'ultimo però è in argento). Un motivo in più per visitare il Museo Archeologico che ospita anche, fino al 29 dicembre prossimo, la mostra "Storie della prima Parma. Etruschi, Galli, Romani: le origini della città alla luce delle nuove scoperte archeologiche" che ripercorre il processo di formazione della città, dall'età del Ferro alla piena romanizzazione, esponendo i reperti inediti e spesso strepitosi rinvenuti negli scavi degli ultimi anni.

Fonte e Foto: http://www.mybestcv.co.il

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Tesoro trovato sul fondo dell'Atlantico

La società Odyssey ha scoperto un tesoro in una nave che giace sul fondo dell'Atlantico, al largo dell'Irlanda. Si tratta principalmente di lingotti d'argento. Sulla base del prezzo corrente dell'argento, il valore del bottino recuperato ammonterebbe a 40 milioni di dollari (37,5 milioni di franchi). La nave è un cargo britannico affondato nel febbraio 1941 dopo essere stato silurato da un sottomarino tedesco durante la navigazione da Calcutta a Londra. I lingotti sono stati depositati in un luogo sicuro in Gran Bretagna. La società Odyssey aveva già recuperato parte dei lingotti (che pesano 43 tonnellate) nel 2012, portando a 2.792 il numero dei pezzi salvati (99% del carico). "Le operazioni di ricerca sono state complesse, ulteriormente complicate dalla struttura stretta del carico e dalla profondità delle operazioni di ricerca, ha dichiarato Greg Stemm, CEO di Odyssey. Una nuova spedizione è in corso per il carico del piroscafo britannico SS Mantola, che affondò nel 191: la nave che trasportava venti tonnellate di soldi assicurati per i rischi di guerra.

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Forti piogge fanno emergere un tesoro, 63 monete d’oro

Le piogge che si sono abbattute sull’Iraq nei giorni scorsi per un’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito tutto il Medio Oriente hanno portato in superficie 63 monete d’oro risalenti all’epoca Sassanide (226 a.C.-651 d.C.), una sessantina di chilometri a sud di Baghdad. Lo ha reso noto il ministero del Turismo e dei Beni culturali, sottolineando che il ‘tesoro’, trovato da alcuni residenti, e’ stato consegnato al Museo Nazionale. Le monete sono state scoperte dopo che l’acqua aveva eroso il terreno nel sito di Aziziya, nella provincia di Wassit, conosciuto ma non ancora esplorato con una campagna organizzata di scavi. Hakim Abdul Zahra, portavoce del ministero, ha precisato che su un lato le monete riportano l’effige di un re sassanide che si ritiene essere Shapur II, vissuto tra il 309 e il 379 d.C. Sull’altro lato e’ raffigurata una fiamma.


”Il sito dove e’ avvenuta la scoperta – ha aggiunto Abdul Zahra – e’ uno dei circa 12.000 sparsi per l’Iraq che sono stati scoperti in varie epoche ma dove non sono mai avvenuti scavi per diverse ragioni, comprese la mancanza di fondi e di esperti”. Un portavoce del Museo Nazionale, Abbas Al Quraishy, ha sottolineato che ”le monete sono in ottimo stato e riportano iscrizioni molto chiare”. ”Il territorio dell’Iraq, considerato la culla delle antiche civilta’ – ha affermato Quraishy -, abbonda di tesori archeologici e questa nuova scoperta e’ parte di questa eredita’ dell’umanita’ che abbiamo il dovere di salvaguardare”.

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