Scoperta una cripta con un centinaio di mummie a Roccapelago





Donne, bambini, uomini ma anche larve e topi. Che il processo di mummificazione riscontrato nella cripta della chiesa di San Paolo sia stato del tutto casuale e spontaneo lo si vede anche da qui: non si sono conservati solo i corpi dei defunti ma anche quelli della fauna cadaverica, deceduta d'inedia o per i miasmi della decomposizione.
È un caso unico per l'Italia settentrionale e un ritrovamento eccezionale quello avvenuto tra il dicembre 2010 e marzo 2011 sotto il pavimento della Chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo a Roccapelago, sull'Appennino modenese. Non si tratta, come accade di norma, della mummificazione volontaria di un gruppo sociale (monaci, beati o membri di famiglie illustri che siano) ma della conservazione naturale di un'intera comunità, consentita da particolari condizioni microclimatiche dell'ambiente, soggetto a scarsa umidità e intensa aerazione grazie alla presenza di due feritoie con sfiato all'esterno. Sono venuti alla luce circa 300 inumati tra adulti, anziani, infanti e settimini, presumibilmente l'intera collettività vissuta a Roccapelago tra il XVI e il XVIII secolo, quando l'ambiente fu probabilmente chiuso, sigillando per sempre una miniera di informazioni sulla vita quotidiana nel piccolo borgo.

Per leggere l'intero post e vedere tutte le immagini dettagliate seguite il link:
http://www.archeobo.arti.beniculturali.it/pievepelago/scavi2008-2011.htm

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