Ove si narra di feroci briganti e dei loro tesori…


Castel Bolognese (Ravenna). Riva sinistra del fiume Senio. Alla fine del marzo 1851 per gli Stati pontifici si sparge la notizia che il feroce brigante Stefano Pelloni è stato ucciso in un agguato frutto, anche, di una delazione di un componente della banda che da almeno due anni imperversa nella campagna romagnola. Il popolino mormora che a tale notizia anche papa pianga…
Perché? Ma perché si ritiene che il Pelloni – da Giovanni Pascoli definito ‘Passator cortese’ per un motivo che poi vedremo – sia il figlio naturale del conte Giovanni Mastai Ferretti, poi salito al soglio pontificio con il nome di Pio IX.
E il popolino – benevolmente – aggiunge che tale ‘scambio d’amorosi sensi’ sia avvenuto con una nobildonna, la contessa d’Alba, prima che il futuro papa prendesse i voti, naturalmente…
Il ‘frutto della colpa’ sarebbe quindi stato affidato alle cure della moglie di tale Vincenzo Pelloni, barcaiolo sul lago di Albano, a poca distanza da Roma. Poco dopo i Pelloni si trasferiscono a nord, sulle rive del lago Lamone, nel paese di Russi, dove Vincenzo continua il suo mestiere di traghettatore, ovvero di… passatore. Leggenda frutto di ‘gossip’ ante litteram? Forse sì, forse è una boccaccesca vicenda ben vicina alla realtà, ma di tutto ciò, ora, non ci interessiamo oltre…
Nonostante le amorevoli cure della famiglia adottiva, il giovane Pelloni appare un po’ troppo vivace e, pur avendo intrapreso inizialmente studi in seminario, mostra una sorprendente e prematura vocazione di incallito seduttore, organizza una bisca clandestina all’interno dell’edifico religioso di cui è ospite – ovviamente barando – e si dedica anche all’usura. Dopo due anni di inutili tentativi, i buoni sacerdoti che in lui speravano… demordono e lo rinviano a casa. Qui il nostro futuro brigante viene avviato alla professione paterna – quella di ‘passatore’ – non senza la sua più ampia soddisfazione, dato che può così coltivare frequenti, bucolici amori con le contadinotte dei dintorni. Dopo una sua complessa vicenda amorosa con tale Carmela, bellissima giovane di ceto sociale ben superiore e dopo essere stato accusato di omicidio colposo nei confronti di una donna gravida, uccisa accidentalmente con una pietra scagliata, in realtà, per colpire un prepotente rivale in amore, Stefano Pelloni viene rinchiuso nel carcere di Bagnocavallo e, nella solitudine della cella, avrebbe così deciso di evadere e poi di darsi alla vita di fuorilegge.

Approfittando della situazione incerta nella Romagna pontificia, si autoproclama subito difensore dei poveri oppressi dalle classi più abbienti e si da, pertanto, alla macchia, giungendo persino ad irrompere nel teatro di Forlimpopoli, il 25 gennaio 1851, per sequestrare tutti i notabili del posto e poi farsi pagare, per la loro liberazione, un’ingente taglia. Si spera per distribuirla ai poveri…
Ma prima di abbandonare il teatro, il ‘Passatore’ e i suoi divertono le gentili consorti dei notabili del luogo invitandole… a ballare, tanto che successivamente un anonimo cantore popolare, divertito, scrive…
“… E’ scura l’aria, la notte cade
di Forlimpopoli nelle contrade:
la città tutta dorme assopita
solo in teatro ferve la vita.”

Il burrascoso e a volte cruento periodo termina nel 1851 quando gran parte della banda di briganti capeggiati dal Pelloni viene arrestata e il ‘Passator cortese’ resta ucciso, in uno scontro a fuoco, da tale Apollinare Fantini – o dal caporale Giacinto Calandri, come altre fonti affermano – dopo essere stato assediato insieme a qualcuno dei suoi in una capanna. La vita, le opere e i misfatti del ‘Passator cortese’, sono però ancora ben note in tutta la Romagna, tanto da elevarlo quasi a difensore della genuinità dei… vini del luogo. Fu uomo perverso? Oppure fu una sorta di nostrano ‘Robin Hood’, da alcuni considerato addirittura un mito, tanto da essere celebrato anche da Giovanni Pascoli, quasi incantato dalla sua ‘cortesia’, forse solo nei confronti del ‘gentil sesso’…
“… sempre mi torna al cuore il mio paese
cui regnarono Guidi e Malatesta,
cui tenne pure il Passator cortese,
re della strada, re della foresta.”
(G.Pascoli, Romagna)

E da qui l’appellativo di ‘cortese’ con cui è oggi ancora noto il feroce brigante romagnolo. Addosso al ‘Passator cortese’ venne rinvenuta una forte somma di danaro, orologi d’oro, fermagli adornati con purissimi brillanti e una discreta quantità di perle di valore. Ma dove finirono tutte le altre ingenti ricchezze accumulate dall’affascinante bandito romagnolo? Distribuite ai poveri, come vorrebbe la leggenda, oppure nascoste lungo la riva sinistra del fiume Senio, nei pressi di Castelbolognese, come narrano alcune locali, più o meno antiche e attendibili ‘cronache’? Magari muniti di metal-detector si potrebbe indagare ancora un po’…

Fonte: www.duepassinelmistero.com

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